INDUSTRIA 4.0. QUANDO IL POLITICO DIVENTA MODERNIZZATORE

L’industria 4.0 è un paradigma di nuove tecnologie mutuato dagli USA e dalla Germania. In quegli stati, con un’organizzazione produttiva efficiente e consolidata, le leggi di stimolo al settore hanno funzionato per la produttività e l’occupazione.

Dal punto di vista tecnologico, sappiamo tutti che Industria 4.0 si basa sulla road map di sviluppo industriale basato su player sistemisti di livello mondiale. L’Italia non ha nessuna impresa paragonabile di questo calibro. Uno studio della Banca d’Italia, ci dice che le nostre imprese sono frammentate, sottocapitalizzate, poco aperte ad azionisti esterni, tendono alla gestione operativa familistica scarsamente manageriale, tendono poco ad adottare innovazioni sulle quali non hanno una padronanza e sono anche un po’ restie ad assumere personale laureato.

In Italia e soprattutto in Campania, con una polverizzazione delle imprese e una struttura produttiva meno standardizzata e professionalizzata, si rischia di favorire solo i pochi grandi agglomerati industriali confinando la nuova industria ad una realtà a basso valore aggiunto di manodopera più soggetta alle crisi economiche (come sta avvenendo adesso). ll tema della fabbrica intelligente, inoltre, investe non solo il comparto produttivo privato e non riguarda soltanto le imprese di maggiori dimensioni, ma anche, per come è fatto il nostro tessuto le PMI e l'artigianato. Riguarda le politiche per la ricerca, riguarda moltissimo le politiche della formazione. Riguarda le politiche per i servizi pubblici primari, il public procurement innovativo, le infrastrutture. Dal punto di vista delle infrastrutture, chiaramente il punto assolutamente determinante è la realizzazione in tempi rapidi dell'infrastruttura a banda ultralarga, precondizione per la quale si può parlare effettivamente di fabbrica del futuro.

Così come i PSR rappresenta l’unico indirizzo di politica agricola regionale, così il testo sull’industria 4.0 diviene di fatto l’unico contesto normativo dove abbozzare una politica industriale regionale coerente con il territorio. Per questo, secondo noi, non bastava accogliere passivamente i concetti raccolti nel mondo per sviluppare una nuova economia, ma serviva più coraggio e adattare il nuovo paradigma alle nostre realtà, facendo delle scelte. Bisognava avere il coraggio di approfondire maggiormente l’argomento per proporre delle scelte industriali precise affinchè l’industria 4.0 potesse generare no solo posti di lavoro ma soprattutto crescita sostenibile di tutta l’economia regionale.

Mi chiedo, per esemplificare, come possa riconoscersi in questo impianto normativo, l’agricoltore che volesse apprendere e utilizzare la tecnologia dei sensori di umidità wireless nel terreno, per ottimizzare il consumo di acqua per irrigazione. Le audizioni che abbiamo affrontato sono state sommarie e affrettate, e non hanno aggiunto nulla di realmente costruttivo ad un impianto generico mutuato da altri contesti territoriali e normativi.

Secondo noi del Movimento 5 Stelle Campania la legge in questione avrebbe dovuto promuovere il paradigma dell’industria 4.0 solo e quando questa fosse messa al servizio di: Agricoltura, Turismo, Energie rinnovabili, Tutela dell’ambiente, Piccola e media manifattura, Artigianato. Questi indirizzi erano necessari perchè indicavano i settori nel mondo e in Campania con il più alto tasso di crescita in termini di PIL e di occupazione. Questi indirizzi erano necessari per evitare che eventuali fondi o finanziamenti “dopassero” solo l’implementazione di tecnologie destinate a settori fortemente industrializzati che non rappresentano quantitativamente e qualitativamente la realtà economica della nostra regione. Questi indirizzi erano necessari perchè la dimensione territoriale regionale richiede una declinazione specifica dell’industria 4.0 intesa come un pezzo di valore aggiunto unico che uno porta a un processo, e non come la difesa di un pezzo di identità. Allora davvero non serve a nulla.

Un'altra occasione persa.