Diano: Disastro ambientale, disastro burocratico

Talvolta è difficile comprendere la sensazione di impotenza che possono provare alcuni cittadini vessati dallo stesso sistema che dovrebbe rappresentarli e proteggerli.

Leggendo le carte, analizzando i problemi che ci vengono denunciati e cercando di risalire quantomeno alle responsabilità degli stessi non sempre se ne viene a capo, anzi, ci sono circostanze per le quali non esiste una soluzione plausibile, non esiste una colpa e non esiste pietà per i cittadini. E' questo il caso dell'ipotesi di disastro ambientale perseguita dalla procura di Santa Maria Capua Vetere nel lontano 2006, a seguito dell'accertamento di scarichi abusivi di rifiuti tossici che coinvolgeva diversi territori della Regione Campania. Uno di questi è il Vallo di Diano. La vicenda vedeva e vede coinvolti diversi soggetti. La procura della Repubblica che ha avviato le indagini, il tribunale di Salerno presso il quale è in corso il processo di primo grado, l'Arpac, i sindaci dei comuni contemplati nelle carte processuali, le associazioni dei consumatori e i cittadini. Il paradosso di tutto ciò è che ad oggi nessuno sa se i terreni interessati dai reati sono pericolosi o meno. Non lo sanno i giudici che non hanno ancora avviato il processo, non lo sa l'Arpac perchè "deve cercare in archivio", non lo sanno i sindaci e non lo sanno i cittadini. Mentre i procuratori che hanno avviato le indagini hanno portavano le notizie di reato (disastro ambientale ricordiamo) fino a Roma presso la commissione antimafia e presso il ministeri della salute e dell'ambiente, nel Vallo di Diano nessun politico, nessuna istituzione, e nessuna autorità ha avuto il pudore di rispondere ai cittadini. Poco male, ci sarà la verità processuale che renderà giustizia a tutto questo. Magari. L'udienza preliminare è stata rinviata già 5 volte nell'arco di 3 anni per allarmi bomba e vizi di notifica. La prescrizione è dietro l'angolo, 2019. Morale della favola, nel Vallo di Diano il disastro ambientale è diventato il minore dei mali, mentre quello burocratico non ha eguali e si perpetua in danno di cittadini inermi, stanchi e disillusi.